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Chi controlla davvero l'accessibilità? (E cosa succede se la ignoriamo?) In Italia, l'European Accessibility Act (EAA) è stato recepito tramite il D. Lgs. 82/2022. Questo decreto, insieme alle nuove Linee Guida AgID, ha cambiato le regole del gioco per i privati, mentre la Legge Stanca per il settore pubblico è in vigore da vent'anni. Il tema è sul tavolo e la teoria ormai è chiara a quasi tutti. Ma come funzionano i controlli nella pratica? Chi bussa alla porta se siti o app sono pieni di barriere?
Vediamo i fatti, l'attuale quadro normativo e il vero rischio per le aziende e la Pubblica Amministrazione in Italia.
Le responsabilità sono chiare:
Settore Pubblico (Legge Stanca): L'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) monitora sistematicamente i siti e le app della PA. In caso di inadempienza, scattano serie responsabilità dirigenziali e disciplinari per il Responsabile per la Transizione al Digitale (RTD) dell'ente.
Settore Privato (EAA): Con l'implementazione della nuova normativa europea, la vigilanza sui servizi digitali privati (e-commerce, banche, trasporti, app) è affidata sempre ad AgID. Per quanto riguarda invece l'hardware e i prodotti fisici, la competenza passa al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT).
Per farla breve: molto reale. E in aumento.
Settore Pubblico: L'AgID effettua severi controlli a campione annuali, selezionando attivamente le amministrazioni e pubblicando report dettagliati sulla loro conformità (o non conformità).
Settore Privato: AgID si muove su due binari. Da un lato, il monitoraggio proattivo del mercato in base ai trend. Dall'altro – ed è qui che il rischio esplode – i controlli su segnalazione. Gli utenti condisabilità o le associazioni possono inviare un reclamo direttamente tramite la piattaforma ufficiale di AgID o rivolgersi al Difensore Civico per il Digitale. Sono proprio queste segnalazioni dal basso a guidare i controlli.
L'audit si divide su due livelli:
Formale: Le informazioni sull'accessibilità sono presenti? È stata pubblicata (e firmata correttamente) la Dichiarazione di Accessibilità ufficiale redatta secondo i modelli AgID?
Sostanziale: Il servizio è davvero utilizzabile nella pratica? Qui si va in profondità, basandosi sui requisiti della norma tecnica europea EN 301 549 e sulle WCAG. Tutti gli elementi sono navigabili da tastiera? Il sito è compatibile con gli screen reader? I contrasti cromatici sono corretti? E attenzione: anche se un'azienda cerca di giustificarsi appellandosi al cosiddetto "onere sproporzionato" per evitare l'adeguamento, AgID verificherà questa argomentazione in modo estremamente rigoroso. Non basta scriverlo per essere esentati.
Se finora avete ignorato l'accessibilità digitale: sì.
Se l'AgID rileva barriere critiche, vi chiederà di adeguarvi e vi darà una scadenza. Se non succede nulla, le conseguenze previste in Italia sono drastiche: sanzioni amministrative da 5.000 a 40.000 euro (chepossono arrivare fino al 5% del fatturato in caso di mancata collaborazione) e persino la sospensione forzata del servizio digitale.
Chi pensa di poter semplicemente ignorare la questione aspettando che passi la tempesta, dovrebbe ricordarsi del caso Domino's Pizza negli Stati Uniti: non è affatto una storia di successo, ma il perfetto e clamoroso esempio negativo di come anni di menefreghismo verso le barriere digitali portino a cause legali costosissime e a un enorme danno d'immagine.
Ma non serve guardare agli USA. L'European Accessibility Act sta facendo sentire i suoi effetti in tutta Europa proprio adesso:
Ondata di cause legali in Francia: A novembre 2025, quattro delle più grandi catene di supermercati francesi (tra cui Carrefour e Auchan) sono state portate in tribunale a Parigi. Il motivo? I loro e-commerce e le app erano inutilizzabili per le persone con disabilità. Mancavano i testi alternativi, la navigazione da tastiera era bloccata e gli screen reader giravano a vuoto. Le associazioni per la tuteladei diritti dei ciechi e dei sordi stanno usando massicciamente il loro diritto di fare causa.
Audit severi in Svezia: Anche qui l'e-commerce è sotto un'enorme pressione. Controlli rigorosi sull'accessibilità stanno costringendo i negozi online ad agire immediatamente. Grandi player come Ikea stanno reagendo a questo trend investendo pesantemente nella loro trasformazione digitale, consapevoli che il periodo di tolleranza è finito.
Le leggi nazionali sono semplicemente la nostra traduzione dell'EAA. Chi opera a livello europeo deve rispettare queste regole in ogni singolo mercato. E il bersaglio per le autorità e le associazioni è immenso: nel recente Digital Trust Index 2026 sono state testate oltre 326.000 home page di 18 Paesi europei.
Il risultato dimostra quanto ci sia ancora da fare: il 91,45% di queste pagine iniziali fallisce i test base di accessibilità. Che non sia solo un problema europeo lo conferma il WebAIM Million Report 2026, secondo cui il 95,9% del milione di siti web più visitati al mondo presenta errori WCAG già in home page. C'è tantissimo lavoro da fare, e le autorità sanno perfettamente dove guardare.
Non aspettate una multa da AgID o una segnalazione di un utente infuriato. Un prodotto digitale accessibile dovrebbe essere lo standard – non per paura di una sanzione, ma perché vogliamo una reale inclusione e non ha senso chiudere la porta in faccia alle persone.
Noi di Eye-Able vi aiutiamo volentieri a fare un reality check onesto del vostro sito attuale, per eliminare gli ostacoli digitali prima che si trasformino in un problema.
L'inaccessibilità limita il tuo mercato. Esamina il tuo scenario digitale e colma i gap nel percorso d'acquisto dei tuoi utenti.
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Accessibilità digitale: il 2026 sarà l'anno dei controlli
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