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Cosa rende un sito davvero accessibile: 5 azioni concrete
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Caso Carrefour: cosa ci insegna davvero sull’accessibilità (e perché l’EAA è ormai realtà)Il 4 giugno 2026 il Tribunale giudiziario di Caen ha emesso una decisione destinata a lasciare il segno: ha condannato Carrefour per l’inaccessibilità del suo servizio di spesa online.
Ma fermarsi all’errore dell’azienda sarebbe riduttivo. Il vero punto è un altro: questa sentenza dimostra che l’European Accessibility Act è oggi più concreto che mai. Non solo come obbligo normativo, ma come risposta a una necessità reale, che impatta direttamente su persone, diritti e reputazione.
Tutto nasce nel 2025, quando le associazioni francesi ApiDV e Droit Pluriel segnalano criticità diffuse nei servizi di spesa online della grande distribuzione.
Nel caso di Carrefour, i test condotti da utenti ciechi e ipovedenti hanno evidenziato ostacoli concreti:
impossibilità di navigare correttamente con screen reader
assenza di testi alternativi per immagini e pulsanti
contrasti visivi insufficienti
difficoltà nel trovare prodotti, prezzi e opzioni di consegna
impossibilità di completare l’acquisto in autonomia
Non si tratta quindi di imperfezioni tecniche, ma di un problema molto più rilevante: il servizio, di fatto, non era utilizzabile da tutti.
Il Tribunale ha riconosciuto questa situazione e ha imposto:
adeguamento entro 6 mesi
penale di 500€ al giorno in caso di ritardo
risarcimento alle associazioni per danno collettivo di 10.000€
Ma l’aspetto più importante è un altro:
il giudice ha valutato l’esperienza reale delle persone, non solo il rispetto formale degli standard.
Questo caso ci ricorda una cosa fondamentale: quando un servizio non è accessibile, non stiamo parlando di codice, stiamo parlando di persone.
Per molte persone cieche o ipovedenti, la spesa online non è una comodità. È uno strumento essenziale per vivere in autonomia.
Se quel servizio non funziona:
si perde indipendenza
si perde tempo
si è costretti a chiedere aiuto
si riduce la possibilità di scelta
La metafora emersa durante il caso lo spiega perfettamente:
un sito non accessibile è come una scala per una persona in carrozzina.
Dal 28 giugno 2025, l’accessibilità dei servizi digitali — inclusi e-commerce e app — è un obbligo.
L’adeguamento è stato da alcune aziende accolto come un’opportunità, mentre da altre percepito come qualcosa di lontano, complesso o rinviabile.
Oggi, però, il messaggio è chiaro: l’accessibilità è un diritto e una necessità concreta. L’EAA non fa altro che renderlo esplicito e garantire che venga rispettato.
Il caso Carrefour non è un punto di arrivo. È un segnale. Un segnale che ci dice che:
le norme europee stanno entrando nella pratica
l’accessibilità viene valutata sull’esperienza reale
le aziende sono chiamate a rispondere non solo tecnicamente, ma anche culturalmente
E soprattutto, che dietro ogni interfaccia c’è una responsabilità.
Perché oggi più che mai, progettare digitale significa rispondere a una domanda semplice: può essere utilizzato davvero da tutti?
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